Accompagnamento INPS: cosa fare se non viene concesso?

1 Apr 2020 - Pensioni

Accompagnamento INPS: cosa fare se non viene concesso?

Per ottenere l’indennità è necessario in primo luogo recarsi dal proprio medico di base per farsi rilasciare un apposito certificato, con il quale si potrà poi presentare online la domanda per l’accompagnamento INPS.

Seguirà la convocazione da parte dell’Inps per una visita medica di accertamento presso le sedi competenti o, in caso di impossibilità per l’interessato di muoversi, presso il domicilio di quest’ultimo. Infatti, chi è affetto da patologie fisiche e/o o psichiche tali da non consentirgli di muoversi autonomamente o di badare a sé stesso per le normali esigenze quotidiane ha diritto ad una indennità di accompagnamento da parte dell’INPS. Ad oggi tale indennità è pari a €. 517,84 euro al mese (a prescindere dal reddito del richiedente).

Di regola l’accompagnamento non viene erogato se l’invalidità deriva da infortuni sul lavoro o malattie professionali, poiché in tal provvede l’INAIL, salvo il diritto di opzione per il trattamento più favorevole da parte del beneficiario.

Inoltrata la domanda per il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento seguirà dopo la visita dinanzi alla competente Commissione INPS. All’esito sarà comunicato al richiedente l’esito della valutazione: accettazione o meno della domanda (con relativa percentuale). In alcuni casi è legittimo impugnare il rifiuto della richiesta di accompagnamento.

Entro il termine di sei mesi dal rigetto della domanda da parte dell’INPS si può così adire il Tribunale in funzione di Giudice del Lavoro onde esperire un Accertamento Tecnico Preventivo con la nomina di un medico-legale d’ufficio (C.T.U.) per la corretta ed integrale valutazione delle condizioni psico-fisiche dell’interessato; ciò affinché il Giudice possa decidere se il soggetto abbia o meno diritto all’accompagnamento. Ovviamente, durante l’espletamento della perizia da parte del medico incaricato dal Giudice, sia l’interessato che l’INPS possono nominare propri consulenti di parte per rappresentare le proprie ragioni. 

All’esito della perizia disposta dal Tribunale può accedere: 

  1. Il C.T.U. perviene a conclusioni favorevoli all’interessato; 
  2. Ritiene idonea la decisione inizialmente resa dall’INPS. 

Nel primo caso, dopo il provvedimento di omologa da parte del Giudice, l’istante avrà diritto a percepire l’indennità di accompagnamento (in talune ipotesi unitamente ai ratei pregressi – c.d. arretrati – a far data della domanda amministrativa). 

Nella seconda ipotesi, invece, la parte che non condivide la decisione del C.T.U. incaricato dal Giudice, entro stringenti termini di legge, può dare inizio ad un giudizio di merito (qualora ciò non avvenga il Tribunale ratificherà la decisione del C.T.U. anche se sfavorevole all’interessato).

Giova rammentare che per impugnare il diniego dell’INPS alla domanda di riconoscimento dell’indennità di accompagnamento è necessario un preliminare esame della documentazione clinica da un consulente medico-legale di parte. L’apporto del consulente medico è fondamentale per l’avvocato in quanto consente a quest’ultimo di comprendere l’iter e/o l’attribuzione di punteggio dell’INPS e se, quindi, ci sono spazi per impugnare la decisione. 


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