Disturbi specifici dell’apprendimento del minore e diritto dell’indennità di frequenza

28 Mag 2020 - Riflessioni

Disturbi specifici dell’apprendimento del minore e diritto dell’indennità di frequenza

Il requisito sanitario legittimante la percezione del beneficio in parola è riscontrato dall’esistenza di disturbi specifici dell’apprendimento, trattandosi di disturbi inidonei, in quanto tali, a fondare il diritto all’indennità di cui alla L. n. 289/1990.

Spesso le Commissioni incaricate verbalizzano – nonostante l’esibizione di idonea certificazione attestante i DSA e previa valutazione sanitaria – l’assenza delle condizioni per poter garantire al minore di percepire l’indennità. In particolare, precisano (nel verbale di visita medica) la insussistenza delle condizioni di cui alla L. n. 289/1999 in capo al minore e, per tale via, l’inesistenza di difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della età del soggetto interessato.

La questione centrale è precisare se i disturbi specifici dell’apprendimento (quali la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia) siano, in quanto, tali presupposti sufficienti per il riconoscimento del beneficio dell’indennità di frequenza di cui alla L. n. 289/1999.

In tale prospettiva, a livello interpretativo, esaminare, nel complesso, le norme di cui alla L. n. 289/1999 e quelle di cui alla L. n. 170/2010, fonte, quest’ultima, che si occupa, in particolare proprio dei disturbi specifici dell’apprendimento.

L’art. 1 della L. n. 170/2010 prevede che: “La presente legge riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi specifici di apprendimento, di seguito denominati «DSA», che si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana”. 

Le finalità della legge sono poi individuate, all’art. 2, tra l’altro nel “a) garantire il diritto all’istruzione; b) favorire il successo scolastico, anche attraverso misure didattiche di supporto, garantire una formazione adeguata e promuovere lo sviluppo delle potenzialità;c) ridurre i disagi relazionali ed emozionali”.

Gli strumenti per la realizzazione delle finalità di cui al punto 2 sono, poi, individuati nell’art. 5 il quale prevede che “Gli studenti con diagnosi di DSA hanno diritto a fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica nel corso dei cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari (che) agli studenti con DSA le istituzioni scolastiche, a valere sulle risorse specifiche e disponibili a legislazione vigente iscritte nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, garantiscono: a) l’uso di una didattica individualizzata e personalizzata, con forme efficaci e flessibili di lavoro scolastico che tengano conto anche di caratteristiche peculiari dei soggetti, quali il bilinguismo, adottando una metodologia e una strategia educativa adeguate; b) l’introduzione di strumenti compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche, nonchè misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere; c) per l’insegnamento delle lingue straniere, l’uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento, prevedendo anche, ove risulti utile, la possibilità dell’esonero (che) 3. Le misure di cui al comma 2 devono essere sottoposte periodicamente a monitoraggio per valutarne l’efficacia e il raggiungimento degli obiettivi (e che) Agli studenti con DSA sono garantite, durante il percorso di istruzione e di formazione scolastica e universitaria, adeguate forme di verifica e di valutazione, anche per quanto concerne gli esami di Stato e di ammissione all’università nonché gli esami universitari”. 

Inoltre, l’art. 6 della L. n. 170/2010 prevede che: “I familiari fino al primo grado di studenti del primo ciclo dell’istruzione con DSA impegnati nell’assistenza alle attività scolastiche a casa hanno diritto di usufruire di orari di lavoro flessibili

Il beneficio dell’indennità di frequenza è previsto dalla L. n. 289/1990 la quale, nella sua rubrica, risulta volta all’introduzione di “[…] norme integrative in materia di assistenza economica agli invalidi civili, ai ciechi civili ed ai sordomuti e istituzione di un’indennità di frequenza per i minori invalidi…”. L’art. 1 della suddetta legge, infatti, prevede che l’indennità sia riconosciuta “Ai mutilati ed invalidi civili minori di anni 18, cui siano state riconosciute dalle commissioni mediche periferiche per le pensioni di guerra e di invalidità civile difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della propria età”.

Alla luce del descritto reticolato normativo può dirsi che i disturbi specifici dell’apprendimento di cui alla L. n. 170/2010 comportino, di norma, difficoltà persistenti nello svolgimento dei compiti scolastici dovendosi. Tuttavia,  occorre comunque la ulteriore verifica, ai fini del riconoscimento del beneficio di cui alla L. n. 289/1990, se essi siano tali da determinare nel minore una condizione di invalidità civile.

In altre parole, il legislatore ha ritenuto che i disturbi specifici dell’apprendimento possano e debbano essere fronteggiati normalmente con le misure di cui alla L. n. 170/2010 potendosi accedere ai benefici di cui alla L 289/1990 solo laddove tali disturbi inducano una condizione di invalidità civile ovvero si presentino su minori che siano riconosciuti invalidi per altre cause.

Dunque, generalmente i  DSA non possono considerarsi unici presupposti (sufficienti) per il riconoscimento dell’indennità di frequenza. Ne consegue, che in sede di ATP (cioè di giudizio avverso la decisione della Commissione medica dell’INPS) dovranno emergere, al fine di poter addivenire al diritto all’indennità di frequenza, in capo al minore, l’esistenza dei disturbi specifici dell’apprendimento oltre alla esistenza di ulteriori disturbi che denotano una certa gravità del deficit.


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