Servizio fotografico per le nozze: risarcimento per inadempimento contrattuale

15 Mag 2020 - Case History

Servizio fotografico per le nozze: risarcimento per inadempimento contrattuale

La vicenda: il servizio fotografico per le nozze

Una coppia di sposi chiamavano in giudizio la Società incaricata di realizzazione il servizio fotografico in occasione delle nozze e, nell’atto introduttivo, gli stessi denunciavano la errata prestazione (foto di scarsa qualità) e la mancata consegna delle istantanee. Ne seguiva la richiesta di risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali.

Primo grado di giudizio

Il Giudice di primo grado accertava la responsabilità della Società per aver smarrito le fotografie nonché statuiva il totale inadempimento delle obbligazioni assunte contrattualmente. Inoltre, l’Organo giudicante riconosceva anche il risarcimento del danno non patrimoniale, inteso come danno morale ed esistenziale, in ordine all’impossibilità di rivivere nel tempo le emozioni del matrimonio attraverso il servizio fotografico.

Secondo grado di giudizio

La Corte di Appello riformava parzialmente la precedente sentenza ritenendo di dover escludere il risarcimento del danno non patrimoniale, riscontrando un mero inadempimento contrattuale e, pertanto, gli interessi coinvolti e protetti dall’ordinamento non potevano considerarsi costituzionalmente rilevanti.

Avverso la sentenza di appello, gli sposi hanno proposto ricorso per Cassazione. La III^ Sezione della Suprema Corte di Cassazione si è pronunciata con la sentenza n. 13370 del 29 maggio 2018.

Questi i punti salienti.

I ricorrenti (gli sposi) hanno lamentato – proprio dinanzi alla Suprema Corte – la “violazione e falsa applicazione degli artt. 1218,1174 e 2059 c.c. anche in relazione all’art. 2 Cost., per avere il giudice di appello erroneamente affermato che a seguito dell’inadempimento delle obbligazioni contrattuali è derivato soltanto un danno patrimoniale e non anche un danno non patrimoniale risarcibile”. Inoltre, gli stesso hanno censurato il comportamento inadempiente del fotografo che avrebbe leso il “diritto alla memoria” o, quantomeno, “al ricordo”, ritenuto componente del diritto all’identità personale riconosciuto dall’art. 2 Cost..

La Cassazione ha ritenuto tale motivo infondato ed ha richiamato la sentenza 26972 del 11.11.2008 con la quale le SS.UU. hanno riconosciuto l’applicabilità del principio di cui all’art. 2059 c.c. anche all’illecito contrattuale. Ebbene, secondo le Sezioni Unite, l’art. 2059 c.c. non disciplina una autonoma fattispecie di illecito, distinta da quella di cui all’art. 2043 c.c., ma si limita a disciplinare i limiti e le condizioni di risarcibilità dei pregiudizi non patrimoniali, sul presupposto della sussistenza di tutti gli elementi costitutivi dell’illecito richiesti dall’art. 2043 c.c.: e cioè la condotta illecita, l’ingiusta lesione di interessi tutelati dall’ordinamento, il nesso causale tra la prima e la seconda, la sussistenza di un concreto pregiudizio patito dal titolare dell’interesse leso. L’unica differenza tra il danno non patrimoniale e quello patrimoniale consiste pertanto nel fatto che quest’ultimo è risarcibile in tutti i casi in cui ricorrano gli elementi di un fatto illecito, mentre il primo lo è nei soli casi previsti dalla legge. Il perimetro motivazionale è stato contenuto nell’intendimento che il danno non patrimoniale, quando ricorrano le ipotesi espressamente previste dalla legge, o sia stato leso in modo grave un diritto della persona tutelato dalla Costituzione, è risarcibile sia quando derivi da un fatto illecito, sia quando scaturisca da un inadempimento contrattuale. Giova precisare, ad onor di verità, che tali conclusioni delle Sezioni Unite sono state criticate da una parte della dottrina che ha ritenuto non condivisibile la pronuncia del 2008 nella parte in cui circoscrive la risarcibilità del danno non patrimoniale ex artt. 1218 c.c. e ss. nei limiti imposti dall’art. 2059 c.c., ossia nei casi “previsti dalla legge”. Secondo tale dottrina, si traslerebbero in sede contrattuale condizioni statuite dal legislatore per la diversa responsabilità aquiliana.

La sentenza

A prescindere dalle divergenti impostazioni, nel caso degli sposi la Suprema Corte ha sostenuto il mancato riconoscimento della grave lesione di un interesse di rango costituzionale, individuato nel diritto “alla memoria” di un evento di particolare importanza della propria vita. A dire dei Giudici di Cassazione, quindi, pur essendo innegabile il rilievo che la data delle nozze riveste per gli sposi, e pur trattandosi di una situazione certamente in grado di creare turbamenti d’animo, il danno in esame non assurge a una gravità tale da incidere su interessi di rango costituzionale.

Il dritto a ricordare il giorno del matrimonio attraverso documentazione fotografica (fornita da un ottimo servizio fotografico per le nozze) non costituisce, di per sè, un diritto fondamentale della persona tutelato a livello costituzionale (basti pensare che l’esercizio di un tale diritto è rimesso esclusivamente agli stessi sposi, i quali, per varie ragioni, potrebbero decidere di affidare il ricordo alla propria memoria). Si tratterebbe quindi, di un diritto “immaginario”, non idoneo, in base alla regola enunciata dalle Sezioni Unite, ad essere fonte di un obbligo risarcitorio in relazione al danno non patrimoniale.


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